FannulLioni Blog

Il blog di chi insegue grandi utopie, ma non ama i miti, tanto meno il mito di Sant'Agostino, e ancor meno il mito di De Mita!

venerdì 29 febbraio 2008

De Mita 4...


...LA VENDETTA

Dopo “De Mita, l’ascesa al potere”, il primo film dedicato alla leggenda demitiana, che ha ricostruito la vita del protagonista dalla nascita in quel di Nusco, un paesino arroccato sui monti irpini, fino all’eroica scalata al vertice del potere politico, quando nelle sue mani si concentrarono la segreteria nazionale della Democrazia Cristiana e la guida dell’esecutivo; dopo “De Mita 2, la caduta”, che ha descritto la fase discendente della parabola demitiana, attraverso le vicende di Tangentopoli che hanno scatenato quella sconvolgente bufera giudiziaria che determinò la fine della Prima Repubblica, decretando in modo particolare la caduta ingloriosa del craxismo e del regime incentrato sull’asse denominato C.A.F (Craxi-Andreotti-Forlani); dopo “De Mita 3, la ripresa”, che ha narrato la fase successiva della carriera politica di Super-Ciriaco, sopravvissuto eroicamente alla tempesta di Mani Pulite, e la sua netta ripresa dopo l’avvento della Seconda Repubblica e la “discesa in campo” del cosiddetto “nuovo che avanza”, alias “Unto del Signore”, “Cavaliere Nero” o come dir si voglia; uscirà prossimamente in tutte le sale cinematografiche l’ultimo film della epica saga dedicata all’imperatore di Nusco. Il titolo è “De Mita 4, la vendetta”, scritto, diretto e interpretato dal mitico Ciriaco in persona. Un film da non perdere assolutamente!
Il film racconta come, dopo l’amara esclusione dalle liste elettorali del PD ad opera del finto “buono”, il cinico Veltronix, il nostro eroe, a 80 anni suonati, decide di abbandonare il partito per aderire alla formazione politico-elettorale della Rosa Bianca.
Da quel momento, nel suo animo coverà un solo sentimento e mediterà un solo scopo: vendicare il torto subito dal suo perfido nemico. Il quale, con la scusa dell’età, lo ha malamente estromesso dalle candidature costringendolo ad uscire dal partito stesso, dopo che lo stesso Ciriaco, con la sua influenza, aveva contribuito alla creazione del PD e al trionfo di Veltronix alle elezioni primarie del Partito Demo(n)cratico.
In realtà l’età non c’entra nulla, visto che un altro celebre personaggio, sicuramente più anziano del nostro eroe, è stato convinto da Veltronix a candidarsi nelle liste del PD.
Il vero motivo dell’epurazione di De Mita è il suo accento dialettale, che tradisce la sua provenienza meridionale, dunque è la sua origine campana, precisamente irpina. Pertanto, Veltronix si è dimostrato solo un razzista anti-meridionale. Ma appare evidente che Veltronix ignora chi si è messo contro. Il nostro eroe avrà d’ora in poi una ragione in più di vita, potrà coltivare la più nobile ed eroica tra le passioni: la vendetta!
Questa sete di rivincita lo indurrà ad impegnarsi con tutte le sue forze per restituire lo smacco ricevuto dal suo acerrimo nemico, contribuendo magari ad un’atroce sconfitta alle prossime elezioni parlamentari. Infatti, la competizione elettorale ingaggiata in Campania, in modo particolare la partita che si disputerà nel piccolo collegio irpino, potrebbe rivelarsi determinante addirittura per l’esito finale delle prossime elezioni politiche nazionali, soprattutto per quanto riguarda i seggi assegnati al Senato attraverso il premio di maggioranza previsto dall’attuale legge elettorale.
La campagna elettorale, appena intrapresa, sta per concedere i primi, eclatanti colpi di scena. Ma siamo soltanto agli inizi, il bello dovrà ancora venire…
Non intendo anticipare le sensazionali sorprese riservate dal film, per cui vi consiglio di non perderlo.
(To be continued)

domenica 13 gennaio 2008

Appello agli intellettuali meridionali


Ormai non si può più restare inerti e indifferenti di fronte allo scandalo e al raccapriccio che inevitabilmente suscita in tutte le coscienze libere e normali il paesaggio orribilmente sfigurato da montagne di spazzatura che invadono ed appestano le strade della città di Napoli e dintorni. Non si può (e non si deve) restare passivi di fronte allo spettacolo indecente offerto non solo dai territori sommersi da cumuli di immondizia, ma anche dalla gente di Pianura assalita brutalmente dalle forze dell'ordine al servizio di un potere cieco e sordo che ha fallito rovinosamente e ora tenta di scaricare (come sempre) le proprie responsabilità e i propri "sensi di colpa" criminali sulla popolazione. Un potere osceno e nauseabondo come la spazzatura! Un potere inteso non solo come ceto politico locale e nazionale, ma anche come sistema economico-affaristico costituito da un intreccio lurido e perverso, ma nel contempo "fisiologico" e inevitabile, tra capitalismo lecito ed illecito, incentrato sulla malavita imprenditoriale organizzata. Oltre al danno (ovvero i delitti e lo scempio di ordine economico-ambientale, sociale e morale), oltre alle "mancanze" e alle "inadempienze" storiche che si sono accumulate per anni, insieme ai sudici ammassi di spazzatura, la gente partenopea deve sopportare anche l'amara beffa cagionata dalla fiera dell'ipocrisia, dall'invereconda esposizione televisiva delle "lacrime di coccodrillo" del "povero ed afflitto" governatore Bassolino.
Gli spazi pubblici (invivibili da anni) di Pianura, come di altri quartieri napoletani, sono assediati e infestati da cumuli di rifiuti. C'e gente che non riesce più a varcare la soglia di casa per uscire (anche solo per fare la spesa) essendo impedita da mucchi insormontabili di immondizia. A Napoli e dintorni è in atto un'aspra e feroce vertenza di massa, esplosa come una spaventosa eruzione del Vesuvio, che forse avrebbe arrecato meno danni. Su Napoli e sull'intera Campania incombe un vero disastro ecologico e territoriale, una catastrofe sanitaria e sociale. Ma incombe anche un'ingiusta e velenosa condanna di stampo razzista, emessa da parte di un sistema mediatico-propagandistico che invece di denunciare il colonialismo storico che affligge le comunità del nostro Meridione, preferisce evocare formule precostituite, ideologicamente pregiudizievoli e compromettenti sulla presunta inferiorità e arretratezza culturale dei popoli meridionali, in particolare della gente partenopea. Gente che invece è figlia di un ricco coacervo storico-culturale generato dalla Magna Grecia ed altre antiche e raffinate civiltà mediterranee.
Ho sempre associato la nozione e l'immagine dell'intellettuale a figure scomode e destabilizzanti come Antonio Gramsci e Pier Paolo Pasolini, mosse da una profonda e coraggiosa passione civile autenticamente rivoluzionaria, che li ha indotti ad assumere sovente posizioni fermamente critiche e controcorrente, sempre schierate dalla parte dei soggetti più deboli e indifesi, gli "umili" di Manzoni, i "vinti" di Verga, insomma i reietti e i diseredati della nostra società (ecco come si manifesta il vero anticonformismo), rispetto alle scelte e agli schemi di giudizio e di condotta predominanti.
Pertanto, lancio un accorato appello per invitare tutti gli intellettuali liberi e coscienti della nostra terra, intesa non solo come Irpinia, bensì in un senso più lato che abbracci l'intero Meridione, a fare altrettanto, a prendere iniziative e posizioni assolutamente scomode e irriducibili rispetto alla linea imposta dai mass-media ufficiali assoggettati ai poteri dominanti che vogliono tacere le proprie atroci responsabilità, scegliendo la strada della repressione e della criminalizzazione a scapito delle comunità locali che si ribellano giustamente ad uno stato di "emergenza permanente" che dura ormai da oltre un decennio e che è funzionale solo a logiche occulte, prettamente affaristiche e criminali.

venerdì 23 novembre 2007

Un popolo senza memoria è senza futuro




UNA TESTIMONIANZA D'AUTORE
Dalle mie parti siamo tutti esperti di terremoto, almeno quelli che quando venne la scossa erano adulti: ventitré novembre 1980, le sette e mezza della sera, la terra fa tremare tutto l'Appennino meridionale, l'epicentro è tra le province di Avellino, Salerno e Potenza, una decina di paesi completamente distrutti (Conza, Laviano, San Mango, Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, solo per ricordarne alcuni) altre centinaia danneggiati più o meno gravemente, tremila persone morte, schiacciate dal peso delle case rotte, adesso penso al fatto che non tutte sono morte subito, c'è chi sarà rimasto in agonia per qualche ora, chi avrà sentito i soccorritori che stavano per raggiungerlo e non ce l'hanno fatta a prendergli le mani, il terremoto dal punto di vista dei morti è una cosa fatta di travi sulla pancia, di buio, di gambe rotte, è un trovarsi nella spina della vita all'improvviso, sei con la bocca davanti alla maniglia della tua stanza, guardi un televisore spento, stavi vedendo la partita, tua moglie era in cucina che preparava la cena, giocavano la Iuventus e l'Inter, ma non sai com'è andata a finire, sai che sta finendo la tua vita e ti fa rabbia che continua quella degli altri, ombre che staranno lì a spartirsi questo curioso bottino che è il tempo che passa, tu sei stato appena riportato tra loro, non puoi sapere che stanno polemizzando sui soccorsi che non sono arrivati, è arrivato il presidente della Repubblica e ha fatto una scenata alla classe politica, quella che ignorava che il cemento della tua casa era disarmato, quella che non si è preoccupata che la casa in cui è morta tua madre era fatiscente nonostante tu vivessi nel mondo che si dice progredito, il mondo che anche nel tuo paese aveva voltato le spalle alla civiltà contadina per sistemarsi nella modernità incivile, è in nome di questa modernità che cominciarono a ricostruire la tua casa e quella degli altri, pensarono perfino che non bastavano le case, ci volevano anche le industrie, ora molte di quelle case sono chiuse come la tua cassa da morto e lo stesso è avvenuto per quelle industrie, non sai che questo fatto a un certo punto è stato utilizzato per combattere quelli che comandavano in queste zone, non sai che le persone del nord Italia che vennero qui ad aiutare furono assai deluse dal sapere di tanti sprechi (si parla di una spesa di sessantamila miliardi di lire, ma i conteggi cambiano a seconda di chi li fa) e diedero credito a un partito che nasceva per dire basta con questa storia del sud, il problema siamo noi, i soldi che facciamo col nostro lavoro non ce li deve togliere nessuno, e infatti nessuno glieli ha tolti, come nessun scandalo a noi ci ha tolto quelli che comandavano e che comandano ancora e che adesso fanno coi fondi europei quello che fecero col terremoto, pure questa è una faccenda scandalosa, ma per ora non fa notizia, manca il detonatore della tragedia, intanto pure l'ingegnere che ha costruito la tua casa caduta non è andato in galera e neppure chi l'ha ricostruita in maniera piuttosto orrenda, il terremoto per te è finito con la fine della scossa, ma per gli altri è continuato molti anni ed è stato una corsa a fare soldi, in questa corsa non c'era tempo per pensare alla bellezza dei paesi, il problema era solo allargali, allungarli e l'opera è stata compiuta con genio e vi hanno partecipato un poco tutti, dal parlamentare che ha fatto la legge per cui si potevano aggiustare anche case che non si erano rotte, all'architetto che ha disegnato con la matita della venalità, al cittadino che si è messo in fila ad attendere quello che gli spettava e se possibile anche qualcosa di più, ora tutti si lamentano, tutti a dire che si stava meglio prima del terremoto, tutti a rimpiangere un tempo in cui si era più uniti e più buoni, a me pare di averla vista questa bontà e questa unione solo fino a quando è durata la paura, fino a quando la gente ha dormito nelle macchine, fino a quando abbiamo cercato di salvarti, poi è andata un po' come ti ho detto.
Franco Arminio, scrittore irpino

domenica 11 novembre 2007

Il disagio sociale in Irpinia


Con questo post vorrei sollecitare una riflessione critica sulla nostra realtà, per cercare di sensibilizzare le coscienze di tutti noi sulla questione del "disagio giovanile" sempre più diffuso e crescente nelle zone interne del Meridione, precisamente in terra irpina, troppo spesso considerata (erroneamente e superficialmente) come un'"oasi felice". Un pezzo dell'Italia meridionale, che in realtà rivela un progressivo imbarbarimento dei rapporti sociali e interpersonali, un pericoloso arretramento e peggioramento delle condizioni di vita dei soggetti più deboli e indifesi, in modo particolare delle giovani generazioni e degli anziani. Pertanto, intendo subito puntualizzare che la formula linguistica adoperata (ossia "disagio giovanile") è errata e fuorviante, in quanto il disagio non è legato ad una condizione meramente anagrafica. Sarebbe invece più corretto parlare di "disagio sociale", benché questo malessere investa soprattutto le "categorie" dei giovani e degli anziani, ossia le fasce più fragili e vulnerabili della nostra società, essendo più esposte alle difficoltà e alle avversità, anzitutto materiali, che l'esistenza quotidiana oppone ed impone agli esseri umani, senza offrire alcuna speranza di "salvezza" o di superamento. La scarsità di un lavoro degno di questo nome, lo spauracchio dell'emigrazione (anche per le fasce sociali maggiormente scolarizzate), il ricatto sempre più anacronistico ed obsoleto, ma tuttora vigente, delle clientele politico-elettorali, la crescente precarizzazione dei contratti di lavoro e più in generale della stessa esistenza, l'assenza di tutele e diritti: queste sono tra le cause più drammatiche, profonde e strutturali che generano ed alimentano il malessere materiale ed esistenziale dei giovani. Intere generazioni che nascono, crescono e si formano culturalmente nella nostra terra, l'Irpinia, ma poi sono costrette ad emigrare altrove, per far valere le proprie qualità e il proprio talento, per rinvenire un luogo in cui vivere decorosamente, per scoprire un ambito in cui realizzarsi non solo dal punto di vista professionale, ma anche sul piano umano e sociale. Se invece restano, sono costrette a "scelte" obbligate estremamente umilianti ed avvilenti, quali inchinarsi al solito "santo patrono protettore", oppure farsi mantenere a vita dalle proprie famiglie. Queste condizioni non sono per nulla dignitose, e in nessun caso permettono di affermare la propria indipendenza economico-materiale, ma soprattutto di pervenire alla piena autonomia sotto il profilo umano, sociale e politico. Si tratta infatti di situazioni sempre precarie e ricattabili, segnate da dolorose frustrazioni interiori. Con queste righe io intendo scagliarmi contro l'ipocrisia, l'indifferenza, l'impotenza, l'inefficienza, lo strabismo delle istituzioni locali, apatiche ed incapaci di interrogarsi seriamente per cogliere le cause reali del "fenomeno", ossia le ragioni di questa diffusa disperazione di tipo sociale ed esistenziale. Cause che sono sotto gli occhi di tutti e coincidono soprattutto con uno stato di emarginazione, solitudine e precarizzazione crescente che investe soprattutto i giovani, ma non solo i giovani. Infatti, nelle nostre zone sono tanti i disoccupati che hanno oltre 30 anni, se non oltre 40 anni, oppure tanti - e destinati ad aumentare, purtroppo - sono i lavoratori già "anziani" che si trovano senza lavoro e senza speranza dopo un licenziamento improvviso e inatteso. Per comprendere la crescente drammaticità della situazione, basterebbe citare un dato davvero impressionante ed allarmante, che dovrebbe scuotere le coscienze intorpidite di ciascuno di noi : nel 2006 il numero dei suicidi in provincia di Avellino ha superato quota 40! E il 2007, ancora in corso, non sembra (purtroppo) essere da meno. Per non parlare dell'elevato e crescente numero dei decessi dovuti ad overdose. Queste cifre sono davvero raccapriccianti ed inquietanti, e non possono non turbare la nostra sensibilità, ma soprattutto dovrebbero indurre a tentare qualche giusto provvedimento, tutti coloro che sono deputati a livello politico-istituzionale per rispondere a drammatiche "emergenze" sociali come quella dei suicidi e dei decessi per overdose, oppure degli infortuni mortali sul lavoro. Senza dubbio si tratta di problematiche tra loro distinte e separate, che esigono e comportano interventi differenziati, ma richiedono comunque un'analisi razionale, organica e totale, in grado di indagarne, comprenderne e spiegarne le cause. Ebbene, quale è la "risposta" messa in campo dalle istituzioni politiche locali? Semplice: il ricorso sistematico ed imbelle alle forze dell'ordine, all'inasprimento dei controlli (anche di tipo elettronico) e dei posti di blocco, alla repressione poliziesca, come se questi sistemi autoritari e coercitivi potessero rimediare efficacemente al malessere diffuso e dilagante nelle nostre comunità, che trae origine da altre "emergenze" e da altre problematiche sociali che ancora non hanno trovato una soluzione adeguata e razionale: la disoccupazione, la nuova emigrazione, la crescente precarizzazione delle condizioni di lavoro e di vita, l'assenza di diritti e tutele, di speranze per i tanti giovani, e meno giovani, dell'Irpinia.

Ascesa e caduta di un tiranno


IL BUROSAURO REX

Il Burosauro Rex è una specie animale in via di estinzione. Gli esemplari tuttora viventi sono rarissimi e sono stati scoperti in quel di Nusco, Lioni e Sant’Angelo dei Lombardi, centri situati in terra irpina, ossia in quei luoghi che in passato erano densamente popolati da una foltissima colonia di questi rettili giganteschi e terrificanti, come risulta dai numerosi reperti fossili ritrovati in quelle zone primitive e sottosviluppate. I rettili Burosauri hanno conosciuto la loro massima prosperità ed espansione durante l’epoca giurassica, risalente ad oltre 150 milioni di anni fa, quando abitavano e dominavano le terre, i cieli e le acque del mondo intero, ricoprendo tutte le massime cariche pubbliche dello Stato. Per cause non ancora accertate, essi si sono estinti quasi del tutto (ripeto quasi). La parabola dei Burosauri costituisce uno dei casi più interessanti, misteriosi ed emblematici nella storia dell'evoluzione e della selezione naturale delle specie viventi. Oggi, i pochissimi esemplari sopravvissuti risiedono nelle aride e desolate lande della burocrazia ministeriale, ma devono sostenere un’aspra e spietata competizione esercitata da parte dei Tecnocrati, una nuova specie di rettili che si rivelano estremamente voraci ed agguerriti, la cui progenie si fa sempre più nutrita, prolifica e possente. La famiglia più viscida e feroce dei burosauri appartiene al ceppo degli Irpini, un gruppo sempre più esiguo e circoscritto a pochi esemplari, ormai isolati dal resto del mondo e destinati inesorabilmente ad una completa estinzione. Almeno questo è l'auspicio!

sabato 10 novembre 2007

Dal Limbo in Paradiso...


Che fregatura!
Dopo l'abolizione del Limbo decretata improvvisamente (e inaspettatamente) dal pastore tedesco "riformatore", francamente si comincia ad avvertirne la mancanza… Il Limbo, quella meravigliosa zona dell'aldilà, sospesa tra Bene e Male, tra il Paradiso e l'Inferno, laddove chi non era battezzato dimorava in eterno, oziando beatamente, senza doveri né obblighi da osservare, senza regole, limiti o freni inibitori, senza imposizioni e coercizioni da subire, senza dogmi, precetti, impegni da assolvere, senza alcuna autorità a cui obbedire e sottostare, senza re, preti e signori, in uno stato perenne di libertà, ignavia e vacanza dal lavoro... Insomma, la grandiosa utopia dell'anarchia si concretizzava finalmente in un luogo (ex)perpetuo, il Limbo (appunto), dove non si faticava ma si poteva poltrire liberamente, non si doveva onorare ed ossequiare nessuno, né Dio, né i santi, né la Madonna o lo Spirito Santo, senza timor di Dio e tanto meno del Diavolo... Ed ora? Ora tutte le anime nullafacenti che per millenni hanno sostato sospese nel Limbo, conducendo un'esistenza neghittosa e libidinosa, dovranno trasferirsi per forza in Paradiso! Miliardi di anime ignave ed accidiose dovranno abituarsi ai frenetici ed "infernali" ritmi di vita imposti in Paradiso, saranno costrette a contemplare Dio, a pregare e digiunare, ad astenersi da ogni peccato... Che peccato! Dovranno alzarsi prestissimo, recitare una sequela di orazioni, salmi e litanie, ascoltare lunghissimi e noiosissimi sermoni dal pulpito divino, seguire interminabili processioni di vergini, santi, beati e martiri, venerare la Madonna e ricevere la grazia dello Spirito Santo, consumare pasti frugali e fare la fame, rinunciare ad ogni piacere ed ogni divertimento (soprattutto notturno), andare a letto presto senza vedere nemmeno Carosello... Un vero Inferno!
PERTANTO, RIVOLGIAMO UN ACCORATO APPELLO A BENEDETTO XVI AFFINCHE' RIPRISTINI CON URGENZA IL LIMBO! COMINCIAMO A SOTTOSCRIVERE UNA PETIZIONE UNIVERSALE... SALVIAMOCI FINCHE' SIAMO IN TEMPO!

L'azienduola


Ormai sono cosciente di lavorare in un’azienda... ma in un'azienda di serie B!
Quando, anni fa, decisi di fare l’insegnante e fui assunto nella scuola in quel ruolo, non immaginavo certo di dover operare in un’azienda. Anzi, ero convinto (ingenuamente) che il mondo della scuola fosse estraneo ed immune da ogni logica capitalista. Anche per questo scelsi l’insegnamento, che reputavo una professione creativa e pensavo offrisse molto tempo libero, un bene più prezioso del denaro. A distanza di anni dal mio esordio lavorativo, eccomi catapultato in un ingranaggio di fabbricazione industriale, con la differenza che nella scuola non si producono merci di consumo. Del resto, non mi pare di aver ricevuto una preparazione idonea a svolgere un’attività manifatturiera - ma si sa, viviamo nell’era della "flessibilità"!Ormai sento sempre più spesso adoperare un lessico tipicamente imprenditoriale (ma senza avere alcuna imprenditoria e alcun imprenditore... Ah, dimenticavo i "presidi-manager"! Eh eh eh!): termini e locuzioni come "economizzare", "profitto", "utenza", "competitività", "produttività", "tagliare i rami secchi" e via dicendo, sono diventati di uso assai comune, soprattutto tra i cosiddetti "dirigenti scolastici", che non sono più esperti di psico-pedagogia e didattica, ma pretendono di essere considerati "presidi-manager". Perlomeno, in tanti si proclamano e si reputano "manager", ma sono in pochi a saper decidere abilmente, e con la dovuta trasparenza, come, quando e perché spendere i soldi, laddove ci sono. Inoltre, anche nella Scuola Pubblica si sono ormai affermati alcune tipologie di organigramma e alcuni metodi di gestione mutuati dalla struttura manageriale dell’impresa neocapitalista, ma che applicati nella realtà delle scuole si rivelano assolutamente inappropriati, infausti e devastanti. All’interno di questo assetto gerarchico sono presenti vari livelli di comando e subordinazione. Si pensi, ad esempio, al "collaboratore-vicario" che, stando all’attuale normativa, viene designato dall’alto, direttamente dal dirigente (prima, invece, era il Collegio dei docenti che eleggeva democraticamente, cioè dal basso, i suoi referenti, a supportare il preside nell’incarico direttivo). Si pensi alle R.S.U., ossia i rappresentanti sindacali che sono eletti dal personale lavorativo, docente e non docente. Si pensi alle "funzioni strumentali", ossia le ex "funzioni-obiettivo", che nella realtà si sono rivelate quali "disfunzioni" con un solo obiettivo: accaparrarsi i fondi aggiuntivi. In altri termini, si cerca di emulare, in maniera comunque maldestra, la mentalità economicistica, i sistemi ed i rapporti produttivi, i comportamenti e gli schemi psicologici, la terminologia e l’apparato gerarchico, di chiara provenienza industriale, all’interno di un ambiente come la Scuola Pubblica, cioè nel contesto di un’istituzione statale che dovrebbe perseguire come suo fine supremo "la formazione dell’uomo e del cittadino" così come detta la nostra Costituzione (altro che fabbricazione di merci! ). E’ evidente a tutte le persone dotate di buon senso o di raziocinio, che si tratta di uno scopo diametralmente opposto a quello che è l’interesse primario di un’azienda, cioè il profitto economico privato. La Mor-Attila, Fi-oro-ni e i vari "manager" della scuola, in buona o in mala fede confondono tali obiettivi, alterando e snaturando il senso originario dell’azione educativa, una funzione che è sempre più affine a quella di un’agenzia di collocamento o, peggio ancora, a quella di un’ area di parcheggio per disoccupati permanenti. Ma perché nessuno mi ha avvertito quando feci il mio ingresso nella scuola? Probabilmente, qualcuno potrebbe obiettare: "Ora che lo sai, perché non te ne vai?". Ma questa sarebbe un’obiezione di stampo aziendalista e come tale la rigetto!